Gianfranco Autunnali
Lo stilema, cioè la cifra distintiva, della pittura di Autunnali (esposta nel chiostro della Concattedrale di Piombino) è dato dalla indefinitezza grafica dello spazio che cinge la figura centrale (fiore, fogliame o altro che sia).
Simile a un esergo nella moneta di metallo. Un incendio di colori; incontro e osmosi di azzurro e rosso in ispecie. Tutto ciò è già segno del carattere appassionato ed entusiasta dell’autore.
Colori primari, dunque: il rosso dell’ardore, l’azzurro della dolcezza, il giallo come splendore. Una profusione che pare significare un abbraccio al soggetto: tanto più stringente, quanto più è ridotto il formato del quadro. E talora, nei formati più vasti, come una irresistibile pressione che pare ingoiare la figura in un vortice cromatico. Mai frigide lepidezze, né inutili artifici attenuano lo slancio della forma, quella che il “cuore detta”. Un cuore forte e passionale, tanto da debordare anche dai limiti del necessario; quasi per “abundantiam cordis”, per un trasporto d’animo. Ma il risultato nel insieme è coinvolgente. Tale da apparire personalissimo in ogni caso: con una misura di concezione ed esecuzione irripetibile.
Che si riscontra anche in soggetti diversi dal floreale. Il cerchio della visione può variare, ma nella sostanza del concepimento e ritornante. Anche nella figurazione delle auto, che spiccano di rosso nel cerchio indefinito, o quasi, costituito dall’ambiente. Vampate di colori aleggianti in timbri vaporosi e lucenti. Con un accento che evoca in parte il sapore dell’informale attorno al fuoco dell’immagine figurata; adombrando in qualche modo il tono suprematistico.
L’oggetto è sempre incorniciato da questo alone di splendore, o di tono. E, a ben guardare, si ripete in un timbro diverso, ma con uguale intenzione, anche nei suggestivi paesaggi. Dove una casa solitaria o un piccolo borgo si cullano nel vasto abbraccio del panorama di colli e valloni, fino all’estremo limite della visione; come per un’ansia inesausta di infinito. Se cambia il timbro cromatico dell’insieme, qui ovviamente di “terre” chiare o bruciate, con rade inclusioni di verde, rimpaginazione torna medesima, congruente con il senso dell’oggetto contornato ora in un’unità visiva morbida e fusa. Accensioni di colori, quindi, e senso spaziale si conciliano nell’unità della concezione a denotare un processo formale e un’apertura tematica di sicura garanzia nell’area degli effetti estetici.
Elvio Natali